
Butrinto in origine era una città della storica regione dell'Epiro, con contatti con la colonia greca di Corfù e le tribù dell'Illiria a nord. I resti archeologici più antichi datano ad un periodo compreso fra il X e l'VIII secolo a.C. Dal IV secolo a.C. crebbe in importanza e comprendeva un teatro, un tempio ad Asclepio ed un'agorà. Nel 228 a.C. Butrinto divenne un protettorato romano insieme a Corfù, e successivamente divenne parte della provincia dell’Illyricum. Nel 44 a.C. Cesare designò Butrinto come colonia per ricompensare i soldati che avevano combattuto per lui contro Pompeo.
Pomponio Attico – intimo amico di Cicerone – possedeva una grande villa affacciata sul mare proprio a Butrinto; nella fitta corrispondenza con il potente oratore e politico romano, Attico lascia trasparire il suo trasporto per la bellezza e l’amenità del paesaggio. Ancora oggi, il piccolo centro manifesta una sensualità ad una bellezza del tutto particolari. Collegato al mare dal canale di Vivàri, si specchia sul lago con un effetto suggestivo, amplificato da un fenomeno di subsidenza che fa sì che l’area del teatro e del tempio di Asclepio siano perennemente immersi nell’acqua.
La riscoperta di Butrinto è legata alla figura di un archeologo ed esploratore italiano, Luigi Ugolini che vi condusse importanti attività di scavo negli anni trenta del Novecento. Lavorando presso il teatro, l’intraprendente archeologo italiano scoprì diverse statue collassate, tra le quali è d’obbligo ricordare la famosa «dea di Butrinto» (in realtà una statua di Apollo su cui fu rimontata, erroneamente, una testa femminile). La dea di Butrinto è uno dei pezzi più significativi delle raccolte del Museo Tirana, dove ha fatto ritorno dopo una complessa trattativa con il governo italiano conclusasi negli anni ottanta.
Il nucleo più antico della città greco-romana sorge al vertice di un promontorio dove, già a partire dal VII sec a.C., la tribù illirica dei Presabi aveva costruito una cittadella fortificata con mura ciclopiche. Nel V sec. la città si espanse sul versante meridionale della collina e fu protetta da un nuovo circuito di mura. Entrando in città da sud, una porta rafforzata da un cortile interno conduce nell’area del santuario di Asclepio. Quest’ultimo sorge in prossimità di una risorgiva naturale e, come dimostrano le favissae votive, fu frequentato per secoli dai pellegrini che vi convergevano per rimettere la propria guarigione alla benevolenza del dio della medicina.
Il teatro costituiva una dependance insostituibile dell’adiacente santuario, dal momento che era utilizzato per la messa in scena delle sacre rappresentazioni; costruito appoggiando le gradinate alla retrostante collina, poteva contenere sino a 2500 spettatori. In età romana (tra il 16 e il 13 a.C.) la via processionale venne invasa da un complesso termale; Gneo Domizio Enobarbo (il padre di Nerone), dopo aver fatto abbattere alcune vecchie costruzioni, finanziò la costruzione di una piazza del foro su cui si affacciava il consueto tempio dedicato alla Triade Capitolina. Ugolini ripulì anche le murature ciclopiche volte verso il lago dove si trovano due porte monumentali, la Porta dei Leoni e la Porta Scea (quest’ultima manomessa nel Medioevo) in cui si volle riconoscere quella citata da Virgilio. Nel terzo libro dell’Eneide, infatti, Enea viene fatto sbarcare a Butrinto, attraversa una porta monumentale e sale al palazzo, situato sull’acropoli. Qui, dopo aver riabbracciato con commozione alcuni compagni reputati ormai definitivamente dispersi, egli scopre con grande sorpresa che la città è governata dal figlio di Priamo, Eleno. Quest’ultimo, fatto schiavo da Neottolemo, alla morte di quest’ultimo si era emancipato, convolando a nozze con la sfortunata Andromaca.